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LA SCUOLA ATTIVA

Se c’è qualcosa che non mi piace è vedere o percepire la rassegnazione… mi fa venire un misto di tristezza e rabbia. Avendo a che fare con il mondo della scuola, vedo purtroppo molto spesso la rassegnazione che regna sovrana… Gli insegnanti sono rassegnati perché “tanto, i ragazzi sono così”… i genitori sono rassegnati perché “tanto, la scuola funziona così”… i ragazzi perché “tanto, non si può fare niente”… Nessuno agisce, sono tutti li a soffrire in silenzio, aspettando che l’incubo scuola finisca! Quando, invece, si potrebbe e si dovrebbe fare molto, perché l’apprendimento diventi la bella avventura della vita, e risponda alla innata curiosità e alla sete di conoscenza dei bambini.

Far ritornare felici i bambini infelici, comprendere e sviluppare le capacità di ognuno, incentivare la riflessione e il senso critico, nutrire i valori dell’amicizia e della solidarietà…queste dovrebbero essere le missioni più importanti della scuola, non la preoccupazione per gli assurdi programmi da terminare…

Mario Lodi, il famoso maestro, curioso osservatore del mondo e della scuola ci offre esempi da seguire insieme a tanti spunti per riflettere sull’istruzione e sui percorsi educativi. Fatene tesoro!

Vediamo alcune caratteristiche della scuola attiva di Mario Lodi!

Partire sempre dal bambino: questo è il motto – ma soprattutto la prassi – della scuola attiva di Mario Lodi. Attraverso la conversazione e il testo libero, il maestro comprende e accoglie gli argomenti avvertiti come importanti dai suoi alunni: su questi costruisce percorsi di apprendimento…

Mario Lodi, in un’intervista curata da Carla Ida Salviati, parlando della scuola che proponeva negli anni di insegnamento e della scuola di oggi, disse “…Cercavamo di adattare la voglia di giocare dei bambini con la scuola: durante l’intervallo guardavamo i bambini giocare e dicevamo: “sono bravi, intelligenti, sono felici, mentre a scuola sembrano intimoriti”. Questo è stato il principio della crisi: come si fa a rendere felici dei bambini infelici?… A scuola facevo fare un giornalino ai miei alunni, li facevo parlare, cercando di attivarli alla democrazia, al rispetto delle idee e delle persone…io penso che la didattica non ha valore se non ha anche un fine; la scuola è una piccola società, dove si può e si deve sperimentare la base del vivere civile…oggi con i bulli e la violenza noi riscontriamo la mancanza di un fine morale, che la scuola dovrebbe darsi. La scuola non è solo leggere, scrivere e far di contro come si credeva una volta, ma è soprattutto avere una finalità complessiva…la formazione del bambino democratico, che noi dobbiamo cercare di realizzare piano piano, non attraverso vuote parole ma nella pratica di tutti i giorni…”

Fa riflettere tanto la lettura di Lodi, la sua esperienza di insegnamento nel dopoguerra, faccia a faccia con una generazione nata nella sofferenza, con tante ferite nel corpo e nel cuore, i suoi continui interrogativi sui percorsi da intraprendere, sulle finalità educative… Non diventano “buoni” i bambini di Mario Lodi grazie alla sua didattica attiva: sono però ogni giorno più consapevoli, imparano l’ordine facendo le cose, accettano la valutazione perché vogliono, come tutti i cuccioli d’uomo, diventare grandi, forti, capaci. Il Maestro Lodi ha cercato di realizzare operativamente alcuni principi alternativi a quelli della scuola autoritaria di classe: le attività motivate dall’interesse invece che dal voto, la collaborazione al posto della competizione, il recupero invece della selezione, l’atteggiamento critico invece della ricezione passiva… L’esperienza e l’impegno di Mario Lodi offrono tanti spunti preziosi dai quali ripartire…evitare una scuola che giudica col voto comparato senza tener conto dei punti di partenza…contestualizzare l’insegnamento partendo dalla realtà, educare alla felicità, trasformare le nostre scuole in piccole società democratiche fondate sulla libertà, sul rispetto e sulla giustizia: una scuola altruista, in un paese civile.

LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA

Chi va piano, va sano e va lontano… Prendo in prestito il titolo del bellissimo libro di Gianfranco Zavalloni “La pedagogia della Lumaca” per parlare del ritmo della scuola. Oggi, la vita è caratterizzata dalla fretta, scandita dalle scadenze e obiettivi da raggiungere…si diventa acrobati nel cercare di giostrare il tempo…questo bene ormai cosi prezioso! Sempre investiti di aspettative e responsabilità, si cerca di trovare il modo per stare dietro a tutto…lavoro, casa, figli, vita sociale… Purtroppo però, in questa corsa ad ostacoli,  capita spesso che uno si dimentichi di “vivere”, di “prendersi cura di se”, di “respirare”… Pensiamo ora per un momento a questa frenesia trasportata nelle aule scolastiche…con i bambini che devono subire le aspettative degli adulti, con l’ansia dei programmi da finire, dei compiti e delle verifiche…seduti dietro i banchi svogliati e privati di quel sano entusiasmo che da sempre contraddistingue l’età infantile. Credo che dovremmo fermarci e riflettere, tutti, genitori, insegnanti, dirigenti, politici…

I bambini dovrebbero andare a scuola con gioia, avidi come sono di nuovi saperi dovrebbero provare piacere nel trovare risposte alle loro curiosità… se ciò non accade siamo noi adulti a doverci interrogare sul perché…perché hanno perso il piacere della conoscenza??? Se non lo facciamo rischiamo di rovinare la vita a loro ma anche a noi! Ogni giorno incontro genitori disperati e figli svogliati…costretti a soffrire la gran parte dell’anno per stare dietro i compiti improponibili e argomenti complicatissimi da imparare a memoria…sento bambini di 10, 11, 12 anni che parlano di stress e ansia!!! Perché? Perché nessuno pensa che sia importante farli felici, perché non c’è tempo per ascoltarli, perché non sono considerati nella loro unicità, perché  c’è una frattura fra lezioni e vita reale…a potrei andare avanti a lungo…Purtroppo, le conseguenze di tutto ciò vanno ben oltre i risultati scolastici. Se vogliamo i nostri figli responsabili, curiosi ma anche sani e felici, pensiamoci…

Gianfranco Zavalloni nel suo libro “La pedagogia della lumaca” è illuminante. Ci porta in un viaggio alla riscoperta della lentezza, inviandoci a guardare la bellezza, a fermarci, a pensare a noi, ammirare un tramonto…Se siete genitori, insegnanti o educatori, ve lo consiglio, leggetelo. Perché, come dice lui, cambiare scuola si può…

Intanto, proviamo a riflettere su alcuni punti che ci propone…

  1. La scuola è il luogo per imparare ad apprendere, a pensare con la propria testa, a essere responsabili. Bisogna educare ad essere cittadini sovrani e non sudditi.
  2. A scuola, come nella vita, non possiamo disgiungere l’apprendere dal fare. S’impara con il cervello, con le mani, con tutti i sensi e con il cuore
  3. La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”. E’ importante perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppo-comunità”.
  4. Gli insegnanti non sono dei tuttologi, ma devono sapere “dove sta di casa la cultura”. I libri di testo non sono gli unici sussidi didattici…ci sono gli incontri diretti con la vita e le persone, la biblioteca di classe, vocabolari, giornali, internet, videoproiettore….
  5. I saperi non sono un bagaglio da travasare, ma vanno costruiti insieme. La conoscenza non va depositata o etichettata, ma va rielaborata criticamente per diventare strumento di formazione e non solo di informazione. E’ importante lavorare sui nuclei fondamentali e sull’apprendere per schemi logici. La formazione è questione di coscientizzazione, di maturazione attraverso la riflessione critica…dove le discipline si contaminano reciprocamente.
  6. L’educazione, come l’apprendimento, è un processo dinamico che, partendo dal motivo occasionale, ossia dalla realtà, conduce alla conoscenza.
  7. Le ore che si trascorrono a scuola devono avere carattere unitario. A poco servono la rigida suddivisione delle discipline in unità didattiche o d’apprendimento…
  8. Sbagliando s’impara! Per prova, per errore e per gioco. Così la scuola potrà diventare il luogo della lentezza, funzionale all’apprendimento creativo e al gioco.
  9. Si capisce bene com’è una scuola quando la viviamo come de fosse il luogo dove si entra competitivi, aggressivi, razzisti, e dopo aver lavorato e studiato insieme per bisogni comuni, si esce rispettosi degli altri, amici, tolleranti.

La scuola vissuta così diventa un concentrato di esperienze, una grande avventura che può essere vissuta come se fosse un viaggio, un libro da scrivere insieme, uno spettacolo teatrale, un orto da coltivare, un sogno da colorare…

 

SCUOLE SENZA ZAINO

In questo blog ci occuperemo molto dell’educazione. Come vengono educati i nostri figli a scuola e in famiglia, che tipo di messaggi ricevono dalla società dove vivono? Parleremo di metodologie ed approcci sperimentali, vi racconteremo esempi di eccellenza e storie di chi ha fatto e fa le battaglie per fare dell’educazione una scuola di vita. Perché educare in modo giusto e consapevole è la base di una vita sana e felice. Sfortunatamente nella maggioranza delle scuole pubbliche in Italia, della salute e della felicità non ci si occupa affatto. Ci si preoccupa di terminare i programmi, di fare verifiche, di assegnare i compiti, di valutare…sempre a correre…a riempire i bambini di nozioni spesso prive di un riscontro con la realtà… Raramente abbiamo la fortuna di trovare contesti che accolgono “la persona” nella sua individualità, con i potenziali e talenti che sono diversi in ognuno di noi…

Qualche giorno fa partecipai ad un convegno sull’educazione dove una delle relatrici era la referente per il Lazio della rete “Scuole senza zaino”. Ne avevo già sentito parlare, ma sentire da lei la presentazione di questo progetto è stato davvero interessante. Ascoltandola provavo un misto di piacere, speranza e rabbia! Perché gli accorgimenti che adottano sono dettati senz’altro da studio, osservazione e sperimentazione, ma poggiano su quel buon senso che dovrebbe regnare ovunque! Non si tratta solo (è già di per se, per quello che comporta, sarebbe tanto!) di andare a scuola senza lo zaino, ma di dare valore ad alcuni aspetti fondamentali in gran parte dimenticati dalla nostra scuola pubblica. La bellezza, per esempio! L’aspetto delle aule dove i nostri figli passano la gran parte della giornata, per quasi tutto l’anno, è deplorevole…spazi grigi, muri scrostati pieni di scritte oscene, banchi disposti in modo da disincentivare alcun tipo di cooperazione e socializzazione…e potrei andare avanti ad oltranza. Con questo non voglio togliere il merito a numerosi insegnanti che quotidianamente seguono bambini e ragazzi, vorrei solo dire che con poco sforzo si potrebbe fare molto di più! Vediamo allora in breve come funziona una scuola “Senza Zaino”.

Prima di tutto, non si usa lo zaino, ma una semplice borsetta per uno due quadernini. Lo zaino non è necessario perché gli ambienti sono ben organizzati e contengono tutti i materiali necessari. Nelle classi ci sono schedari, computer, giochi, enciclopedie, libri, materiali per scrivere e ascoltare, disegnare e dipingere, modellare e costruire, registrare e riprodurre, strumenti didattici per le varie discipline di studio, materiali di cancelleria. Gli spazi sono attrezzati con tavoli, angoli, pedane, mobili a giorno, archivi, pannellature. Tutto ciò serve per un apprendimento efficace che che si basa sul metodo dell’Approccio Globale al Curricolo (Global Curriculum Approach). L’apprendimento globale prevede un curricolo fondato su:

1. l ’autonomia degli alunni che genera competenze

2. il problem – solving che alimenta la costruzione del sapere

3. l’attenzione ai sensi e al corpo che sviluppa la persona intera

4. la diversificazione dell’insegnamento che ospita le intelligenze, le potenzialità, le differenze

5. la co-progettazione che rende responsabili docenti e alunni

6. la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e la comunità di pratiche

7. i diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnamento

8. l’attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni

9. la partecipazione dei genitori che sostiene l’impegno della scuola

10. la valutazione autentica che incoraggia i progressi

Se volete documentarvi di più e scoprire quali sono le scuole che fanno parte di questa rete, visitate il sito http://www.senzazaino.it/

E ricordate, il futuro dei nostri bambini dipende in gran parte dall’educazione che ricevono! Un bambino stimolato, riconosciuto nelle proprie competenze e nei talenti che possiede, educato alla riflessione, cooperazione e senso critico, sarà un adulto consapevole, motivato, capace e ricco di risorse!