La scuola attiva – passare dalla rassegnazione all’azione

La scuola di oggi contribuisce alla salute e benessere dei bambini e ragazzi? I lunghi e farciti programmi lasciano spazio all’educazione, aIla socializzazione e al lavoro motivazionale? I ragazzi frequentano la scuola contenti? Gli insegnanti sono soddisfatti? E i genitori? Sono sereni o stressati a causa delle dinamiche che ne derivano?

Collaborando con la scuola percepisco molto spesso la rassegnazione che regna sovrana. Se c’è qualcosa che mi turba è vedere questa stasi, mi fa venire un misto di tristezza e rabbia.

Attivare il cambiamento positivo

Gli insegnanti si sono rassegnati alla poca motivazione dei ragazzi, i genitori si sentono impotenti e i ragazzi, sempre più stressati, non sanno come reagire. Tutti soffrono in silenzio, aspettando che l’incubo scuola finisca! Quando, invece, si potrebbe e si dovrebbe fare molto. L’apprendimento potrebbe diventare una delle belle avventura della vita e rispondere alla innata curiosità e alla sete di conoscenza dei bambini e ragazzi.

Se fate parte del mondo della scuola vi invito a una breve riflessione. Cercate di prendere coscienza dello stato attuale e di attivarvi nella direzione di un cambiamento positivo, per il benessere di tutti. A volte bastano le piccole cose.

Oggi vi presento Mario Lodi e la sua scuola attiva. Facciamo tesoro del lungo percorso e l’esperienza di questo grande pedagogista!

Come far felici i bambini infelici?

Quanto tempo viene dedicato alla conoscenza dei ragazzi e alla relazione empatica, capire i bisogni nascosti e far emergere le emozioni? Che cura viene offerta alla gestione della classe e alle dinamiche relazionali? Quanto ci si impegna per incentivare la cooperazione anziche la competizione e per trasformare i conflitti nelle occasioni costruttive di crescita?

Cercare di far felici i bambini infelici significa comprendere e contribuire a sviluppare le capacità di ognuno, incentivare la riflessione e il senso critico, nutrire i valori dell’amicizia e della solidarietà, valorizzare l’impegno e non il risultato…queste dovrebbero essere le missioni più importanti della scuola, non la preoccupazione per gli assurdi programmi da terminare…

Un esempio? La scuola attiva di Mario Lodi

Mario Lodi, il famoso maestro, curioso osservatore del mondo e della scuola, ci offre esempi da seguire insieme a tanti spunti per riflettere sull’istruzione e sui percorsi educativi.

Partire sempre dal bambino: questo è il motto – ma soprattutto la prassi – della scuola attiva di Mario Lodi. Attraverso la conversazione e il testo libero, il maestro comprende e accoglie gli argomenti avvertiti come importanti dai suoi alunni: su questi costruisce percorsi di apprendimento

La scuola attiva: una piccola società

Mario Lodi, in un’intervista curata da Carla Ida Salviati, parlando del modello di scuola che proponeva negli anni di insegnamento e della scuola di oggi, disse:

“…Cercavamo di adattare la voglia di giocare dei bambini con la scuola: durante l’intervallo guardavamo i bambini giocare e dicevamo: “sono bravi, intelligenti, sono felici, mentre a scuola sembrano intimoriti”. Questo è stato il principio della crisi: come si fa a rendere felici dei bambini infelici?… A scuola facevo fare un giornalino ai miei alunni, li facevo parlare, cercando di attivarli alla democrazia, al rispetto delle idee e delle persone…io penso che la didattica non ha valore se non ha anche un fine; la scuola è una piccola società, dove si può e si deve sperimentare la base del vivere civile…oggi con i bulli e la violenza noi riscontriamo la mancanza di un fine morale, che la scuola dovrebbe darsi. La scuola non è solo leggere, scrivere e far di contro come si credeva una volta, ma è soprattutto avere una finalità complessiva…la formazione del bambino democratico, che noi dobbiamo cercare di realizzare piano piano, non attraverso vuote parole ma nella pratica di tutti i giorni…”

Le finalità educative della didattica attiva

Fa riflettere tanto la lettura di Lodi, la sua esperienza di insegnamento nel dopoguerra, faccia a faccia con una generazione nata nella sofferenza, con tante ferite nel corpo e nel cuore, i suoi continui interrogativi sui percorsi da intraprendere, sulle finalità educative

Non diventano “buoni” i bambini di Mario Lodi grazie alla sua didattica attiva: sono però ogni giorno più consapevoli, imparano l’ordine facendo le cose, accettano la valutazione perché vogliono, come tutti i cuccioli d’uomo, diventare grandi, forti, capaci.

I principi alternativi di Mario Lodi

Il Maestro Lodi ha cercato di realizzare operativamente alcuni principi alternativi a quelli della scuola autoritaria di classe:

  • le attività motivate dall’interesse invece che dal voto,
  • la collaborazione al posto della competizione,
  • il recupero invece della selezione,
  • l’atteggiamento critico invece della ricezione passiva…

Spunti per ripartire

L’esperienza e l’impegno di Mario Lodi offrono tanti spunti preziosi dai quali ripartire:

  • evitare una scuola che giudica col voto comparato senza tener conto dei punti di partenza,
  • contestualizzare l’insegnamento partendo dalla realtà,
  • educare alla felicità,
  • trasformare le nostre scuole in piccole società democratiche fondate sulla libertà, sul rispetto e sulla giustizia: una scuola altruista e cooperativa, in un paese civile.

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