LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA

Chi va piano, va sano e va lontano… Prendo in prestito il titolo del bellissimo libro di Gianfranco Zavalloni “La pedagogia della Lumaca” per parlare del ritmo della scuola. Oggi, la vita è caratterizzata dalla fretta, scandita dalle scadenze e obiettivi da raggiungere…si diventa acrobati nel cercare di giostrare il tempo…questo bene ormai cosi prezioso! Sempre investiti di aspettative e responsabilità, si cerca di trovare il modo per stare dietro a tutto…lavoro, casa, figli, vita sociale… Purtroppo però, in questa corsa ad ostacoli,  capita spesso che uno si dimentichi di “vivere”, di “prendersi cura di se”, di “respirare”… Pensiamo ora per un momento a questa frenesia trasportata nelle aule scolastiche…con i bambini che devono subire le aspettative degli adulti, con l’ansia dei programmi da finire, dei compiti e delle verifiche…seduti dietro i banchi svogliati e privati di quel sano entusiasmo che da sempre contraddistingue l’età infantile. Credo che dovremmo fermarci e riflettere, tutti, genitori, insegnanti, dirigenti, politici…

I bambini dovrebbero andare a scuola con gioia, avidi come sono di nuovi saperi dovrebbero provare piacere nel trovare risposte alle loro curiosità… se ciò non accade siamo noi adulti a doverci interrogare sul perché…perché hanno perso il piacere della conoscenza??? Se non lo facciamo rischiamo di rovinare la vita a loro ma anche a noi! Ogni giorno incontro genitori disperati e figli svogliati…costretti a soffrire la gran parte dell’anno per stare dietro i compiti improponibili e argomenti complicatissimi da imparare a memoria…sento bambini di 10, 11, 12 anni che parlano di stress e ansia!!! Perché? Perché nessuno pensa che sia importante farli felici, perché non c’è tempo per ascoltarli, perché non sono considerati nella loro unicità, perché  c’è una frattura fra lezioni e vita reale…a potrei andare avanti a lungo…Purtroppo, le conseguenze di tutto ciò vanno ben oltre i risultati scolastici. Se vogliamo i nostri figli responsabili, curiosi ma anche sani e felici, pensiamoci…

Gianfranco Zavalloni nel suo libro “La pedagogia della lumaca” è illuminante. Ci porta in un viaggio alla riscoperta della lentezza, inviandoci a guardare la bellezza, a fermarci, a pensare a noi, ammirare un tramonto…Se siete genitori, insegnanti o educatori, ve lo consiglio, leggetelo. Perché, come dice lui, cambiare scuola si può…

Intanto, proviamo a riflettere su alcuni punti che ci propone…

  1. La scuola è il luogo per imparare ad apprendere, a pensare con la propria testa, a essere responsabili. Bisogna educare ad essere cittadini sovrani e non sudditi.
  2. A scuola, come nella vita, non possiamo disgiungere l’apprendere dal fare. S’impara con il cervello, con le mani, con tutti i sensi e con il cuore
  3. La scuola è il luogo in cui si apprende insieme, non “da soli”. E’ importante perdere tempo” perché una classe indistinta diventi un “gruppo-comunità”.
  4. Gli insegnanti non sono dei tuttologi, ma devono sapere “dove sta di casa la cultura”. I libri di testo non sono gli unici sussidi didattici…ci sono gli incontri diretti con la vita e le persone, la biblioteca di classe, vocabolari, giornali, internet, videoproiettore….
  5. I saperi non sono un bagaglio da travasare, ma vanno costruiti insieme. La conoscenza non va depositata o etichettata, ma va rielaborata criticamente per diventare strumento di formazione e non solo di informazione. E’ importante lavorare sui nuclei fondamentali e sull’apprendere per schemi logici. La formazione è questione di coscientizzazione, di maturazione attraverso la riflessione critica…dove le discipline si contaminano reciprocamente.
  6. L’educazione, come l’apprendimento, è un processo dinamico che, partendo dal motivo occasionale, ossia dalla realtà, conduce alla conoscenza.
  7. Le ore che si trascorrono a scuola devono avere carattere unitario. A poco servono la rigida suddivisione delle discipline in unità didattiche o d’apprendimento…
  8. Sbagliando s’impara! Per prova, per errore e per gioco. Così la scuola potrà diventare il luogo della lentezza, funzionale all’apprendimento creativo e al gioco.
  9. Si capisce bene com’è una scuola quando la viviamo come de fosse il luogo dove si entra competitivi, aggressivi, razzisti, e dopo aver lavorato e studiato insieme per bisogni comuni, si esce rispettosi degli altri, amici, tolleranti.

La scuola vissuta così diventa un concentrato di esperienze, una grande avventura che può essere vissuta come se fosse un viaggio, un libro da scrivere insieme, uno spettacolo teatrale, un orto da coltivare, un sogno da colorare…

 

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